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Ebbene oggi è il 20/01/2013, domani è il compleanno di mio figlio Giò, ed è ora di fare il punto sui film visti dall’inizio dell’anno:

– THE MASTER
– VITA DI PI
– TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE
– LA MIGLIOR OFFERTA => visto due volte
– A ROYAL WEEKEND

Dunque da dove comincio, THE MASTER questo il link del film

20130120-232926.jpg Film vincitore del Leone d’argento alla 69^ Mostra del Cinema di Venezia nonché Coppa Volpi ai due protagonisti, ebbene questo film è stato per me una gran delusione, sotto tutti i punti di vista, l’ho trovato lento, pesante, inutile, grottesco in alcuni punti. Penso se ne parli più per il palese riferimento a Scientology che per il resto, senza nulla togliere ai due protagonisti, tolti i quali rimane poco nulla, anche la musica sebbene rispecchi questa ricerca forzata dell’indagine della psiche, mi ha lasciata stranita.
http://www.youtube.com/watch?v=xr8b9PNt9Bk

In breve il film narra la storia di un guru, Lancaster Dodd, che trova come sua cavia un ex marine depresso, ubriacone e con la mania del sesso, Freddie, il quale sembra trovi rimedio in questi metodi di cura assai stravaganti. L’epilogo del film non lo svelo, a voi la scelta.

VITA DI PI link

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Questo film l’ho visto una domenica pomeriggio assieme ai Gio&Gio (i miei figli), e forse ero più curiosa io di loro di vederlo.
Tratto dal romanzo di Yann Martel, racconta la storia di Piscine, abbreviato a Pi perché veniva preso in giro dai compagni, ragazzo indiano, cresciuto in uno zoo, il quale dopo un naufragio nell’Oceano Pacifico (doveva raggiungere il Canada con tutta la sua famiglia compresi gli animali dello zoo) riesce a salvarsi su di una scialuppa assieme a quattro animali: una tigre, una zebra, una iena e un orango.
Durante il viaggio la iena mangia la zebra, poi uccide l’orango, quindi la tigre uccide la iena e Pi si ritrova solo con Richard Parker, il nome della tigre.

Pi dovrà convivere e sopravvivere in mezzo all’oceano per 227 giorni con Richard Parke, usando solo ciò che trova nella scialuppa, riuscendo a sconfiggere la disperazione e l’abbandono, trovando la sua fede in Dio e ammirando la natura.

Alla fine riuscirà a salvarsi e approderà in Messico, dove racconterà la sua storia e di come sia riuscito a sopravvivere, dandone però due versioni completamente diverse, visto che nessuno gli crede.
Questo film è colmo di significati: all’inizio quando vedi questo ragazzino che fin da piccolo prova interesse per tutte le religioni, da quella induista, alla musulmana e cristiana, trovando in ognuna qualcosa di buono e affascinante, a come riesca poi a salvarsi proprio grazie alla fede, alla speranza e alla forza, e al rapporto che instaura con la tigre, questa tigre in cui lui dice di vedere l’anima e che una volta approdati in messico lo abbandonerà, e sarà proprio in quel momento che Pi ricorderà le parole di suo padre “quando guardi nei suoi occhi la sola cosa che puoi riuscire a vedere è lo specchio delle tue emozioni”.
Il film è stupefacente e con paesaggi fantastici, e sognare alla fine piace a tutti non solo ai bambini. E voi a quale versione credete? Io a Richard Parker!

TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE

20130121-001936.jpg Film carino, divertente, sicuramente ti passa la voglia di votare. Perché purtroppo ciò che è rappresentato nel film è pressapoco la nostra situazione politica in Italia, e qui concludo con una citazione che m’ha fatto ridere, visto che son veneta:

interlocutrice: “È mai stato all’estero?”
Rodolfo Favaretto: “No, preferisco cagare a casa mia”

LA MIGLIORE OFFERTA

Un capolavoro!!! Talmente bello e perfetto in tutto: attori, musica, sceneggiatura, fotografia, che difficilmente si può dire qualcosa in più.

Virgil (Geoffrey Rush) è un antiquario e battitore d’aste molto ricco, con la mania per l’igiene a tal punto da indossare sempre dei guanti per paura di toccare le cose e da utilizzare bicchieri e piatti personalizzati con le sue iniziali al ristorante. Virgil conduce una vita lussuosa ma vuota, mai una donna, solo aste, quadri, mobili e tutto ciò che è antico, e grazie anche all’aiuto del suo amico Billy, pittore incompreso da Virgil, colleziona segretamente dipinti che ritraggono donne, in particolare volti femminili, la sua passione, e li appende in una stanza blindata e segreta all’interno della sua casa.

Finchè riceve la telefonata di Claire, giovane donna che vuol valutare e vendere i beni appartenuti ai suoi genitori e che si trovano all’interno di una villa pressochè abbandonata. Claire non si presenta mai agli appuntamenti, parla con Virgil solo attraverso il telefono, fino a fare incuriosire l’inviolabile Virgil a tal punto da indurlo a scoprire il suo segreto.

Durante i sopralluoghi nella villa, Virgil trova sparsi in giro per la casa degli strani ingranaggi e man mano che li assembla prende forma un automa, l’automa di Vaucanson così come prenderà piano piano forma Claire e la sua storia.

Questo film l’ho visto ben due volte, ti siedi e arrivi alla fine senza accorgerti che sono trascorse ben due ore; tutto quadra: la luce, i volti, la musica … e i quadri, direi possa essere definito un film con una narrazione archittettonica. Ecco perchè è da vedere due volte: la prima volta mi sono lasciata travolgere dalla storia d’amore che doveva nascere tra Virgil e Claire, dalla curiosità nel capire e vedere questa ragazza che si nasconde dietro ad una porta, senza mai pensare che l’epilogo possa invece essere tutt’altro, la seconda volta ho notato come il regista abbia sparso durante tutta la storia del film una fila di sassolini alla Hansel e Gretel (come gli ingranaggi di Vaucanson) che con una più attenta e accorta visione non possono che indurti al solo finale possibile.

Forse è un pò esagerata questa passione improvvisa tra un settantenne ed una ragazza ventenne, è un pò esagerata la voce di Claire che fobica di uscire dalla sua stanza urla ad ogni rumore o possibile presenza di altre persone, ma alla fine tutto quadra e come dice Claire a Virgil:

qualunque cosa ci accada, sappi che io ti amo.

Insomma anche questo film ci fa pensare ai rapporti umani, fino a che punto si riesca a simulare anche l’amore, ma la mia citazione preferita del film è questa:

Virgil: In ogni falso c’è qualcosa di autentico.